Avevo studiato tutto: martedì, giorno feriale, meno gente. Non avevo calcolato che il martedì, a Venezia, è il giorno in cui le cose chiudono proprio quando arrivi tu.

Da Chioggia vaporetto, bus, ferry boat e ancora vaporetto. È una tratta che mi piace: con una giornata così diventa una piccola vacanza. Poi al Lido vedo che una fermata è alla Biennale e scendo d’impulso. Lì comincia la parte che non avevo previsto.

Il giorno che avevo scelto apposta

Coda alle biglietterie, gruppi organizzati, confusione. Entro comunque, perché ormai. I padiglioni si susseguono e non finiscono mai. Il Padiglione Russia non è visitabile — mancano le autorizzazioni, per via delle sanzioni — e poi arriva la parte in cui ho riso poco: il Padiglione Austria chiude al pubblico il martedì, per esigenze di manutenzione. Il giorno che avevo scelto apposta.

Manifesto della Biennale Arte 2026 In Minor Keys ai Giardini di Venezia
In Minor Keys, Biennale Arte 2026 — 9 maggio / 22 novembre.

Il resto lo attraverso con i piedi che protestano e una sensazione crescente di già sentito: concetti urlati, padiglioni che parlano soprattutto di sé. Rinuncio all’Arsenale — tempo ed energie sono finiti — e punto su San Giorgio Maggiore con l’entusiasmo di chi ha già dato.

Dietro quella porticina c’è tutto

Biglietto, controlli, entro. Il salone è enorme e tappezzato di oggetti. Bello, penso, e mi siedo con gli altri per il filmato che introduce la manifestazione. Riaccendono le luci e vedo la folla sparire dentro una porticina che non avevo notato. Aspetto che la porta li ingoi tutti, poi entro anch’io.

Da lì in avanti è una teoria ininterrotta di sale. Homo Faber 2026 — Un’isola di luce, direzione artistica di Es Devlin: quindici installazioni, oltre cinquecento artigiani da più di settanta paesi, settecento oggetti (non li ho contati). L’idea è che ogni artigiano sia un’isola, come quelle della laguna, e che insieme facciano arcipelago.

Ingresso di Homo Faber 2026 alla Fondazione Giorgio Cini, isola di San Giorgio Maggiore
L’ingresso di Homo Faber, alla Fondazione Giorgio Cini.

E qui la cosa strana. Ho apprezzato di più una rassegna che non si attacca addosso l’etichetta dell’arte di quanto avessi apprezzato la Biennale. Forse perché gli oggetti sono riconoscibili, e in trenta secondi capisci quanto vale chi li ha fatti. Dietro ognuno c’è studio, dedizione, sacrificio — e quasi sempre uno scopo.

Oggetti artigianali in mostra a Homo Faber 2026: ceramiche, intagli in legno, tessuti e lavorazioni in vetro
Alcuni dei settecento oggetti esposti a Un’isola di luce.

Il dubbio della settimana

C’è una linea che tutti sappiamo tracciare a occhio e nessuno sa spiegare. Un vaso fatto benissimo è artigianato; lo stesso vaso con sopra la firma di Picasso entra al museo. Una sedia è una sedia finché non finisce al MoMA. Cambia l’oggetto o cambia chi lo guarda?

Le risposte che girano non mi convincono fino in fondo. Che l’arte sia inutile e l’artigianato serva a qualcosa: allora mezzo Rinascimento — pale d’altare su commissione, con tanto di contratto sui pigmenti — starebbe dalla parte sbagliata. Che l’arte sia unica e l’artigianato ripetibile: e le incisioni, le fusioni in bronzo, le serie fotografiche?

Resta il sospetto che la differenza non stia nell’oggetto ma nel sistema che lo circonda: chi lo espone, chi lo scrive, chi lo compra. Il che sarebbe comodissimo da dire, e un po’ vigliacco.

Quindi: la linea tra arte e artigianato esiste davvero? E se esiste, dove passa esattamente?

Se avete una risposta — anche parziale, anche contraddittoria — scrivetela nei commenti. Le più interessanti finiscono nel prossimo numero della newsletter.

Da vedere, da fare

Homo Faber 2026 — Un’isola di luce

Fondazione Giorgio Cini, isola di San Giorgio Maggiore. Chiude il 30 settembre, quindi restano pochi giorni. Tutti i giorni 10–19, ultimo ingresso alle 17. Intero 16 euro, ridotto 10; meglio prenotare la fascia oraria. Dalla riva degli Schiavoni, pontile San Marco–San Zaccaria, parte una navetta gratuita ogni mezz’ora.

Homo Faber in Città

Circa centoquaranta botteghe artigiane veneziane visitabili in giro per la città con la guida della manifestazione. È la parte che consiglio a chi San Giorgio l’ha già visto.

Biennale Arte 2026 — In Minor Keys

Giardini e Arsenale, fino al 22 novembre: centodieci artisti invitati e cento partecipazioni nazionali. Chiusa il lunedì. Dal 29 settembre l’orario passa a 10–18. Se ci andate, cominciate dall’Arsenale finché avete le gambe buone: io ho fatto il contrario e l’Arsenale non l’ho visto. E non andateci di martedì, se vi interessa l’Austria.

In conclusione

Se avete un martedì libero e vi va di fare la mia stessa gita, fatela al contrario: prima San Giorgio, poi la Biennale se avanzano le gambe. Io ci torno per l’Arsenale, prima o poi, con scarpe migliori.

E se conoscete quell’amico che davanti a una vetrina ben fatta dice «questo lo so fare anch’io», portatelo a San Giorgio entro il 30. Poi ne riparliamo.


Fonti: Homo Faber 2026 · Fondazione Giorgio Cini · La Biennale di Venezia — Informazioni · Orari del Padiglione Austria

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