Non sono vegetariano, non sono vegano. Vengo da una famiglia con solide radici contadine e io stesso ho vissuto, da bambino, quella vita semplice e diretta, in armonia con la terra e i suoi cicli. Mia madre era una donna forte e pragmatica: nutriva rispetto e cura profonda per gli animali, pur sapendo che il loro destino era inevitabilmente legato alla nostra sopravvivenza.
Questo breve preambolo serve a spiegare un fatto che mi ha turbato profondamente nei giorni scorsi. Mi è stato regalato un astice vivo: un animale magnifico, dalle forme perfette, quasi scultoree, con una corazza brillante e possenti chele simili a straordinarie opere d’arte. Raramente capita di ricevere in dono una creatura simile. Mosso da una leggerezza superficiale, ho preso il cellulare e, tenendolo tra le mani, ho realizzato un breve filmato, chiedendo scherzosamente all’astice di dire “cheese” mentre agitava maestosamente le sue chele davanti alla telecamera. Il video è stato condiviso tra qualche amico per sorridere insieme di quel momento, poi, poco dopo, ho cucinato l’animale.
Quella notte, però, non riuscivo a dormire: improvvisamente mi sono reso conto di quanto fosse stato irrispettoso il mio gesto. Avevo tolto la vita a un essere straordinario e, ancor peggio, lo avevo ridicolizzato. Mi ero dimenticato completamente della lezione silenziosa e antica che avevo appreso da mia madre e dalle nostre radici contadine: ogni vita, specialmente quella sacrificata per nutrirci, merita rispetto, gratitudine e consapevolezza.
Anticamente molte tribù che vivevano della caccia e della pesca avevano dei riti speciali proprio per onorare gli animali che sacrificavano. Credevano nella sacralità della vita, riconoscevano la presenza di uno spirito in ogni essere vivente. Per loro uccidere un animale era un atto che richiedeva rispetto, gratitudine e perdono. Nulla della preda veniva sprecato, poiché sapevano che ogni elemento della natura è parte di un equilibrio prezioso e delicato.
Oggi, forse, questa sensibilità è stata oscurata dalla frenesia quotidiana, dalla superficialità, e dalla distanza sempre più marcata tra noi e la natura. Dimentichiamo troppo spesso che ogni animale è un’opera d’arte vivente, frutto di una storia evolutiva che merita ammirazione e rispetto. Il mio astice, nella sua meravigliosa perfezione, mi ha ricordato questa semplice ma profonda verità.
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