Ci sono arrivato da una strada laterale. Avevo appena chiuso Il fu Mattia Pascal, e mi era rimasta addosso l’idea che dalla società non si scappa: prima o poi torni sui tuoi passi. Volevo capire cosa succede a chi invece resta, e ho preso Uno, nessuno e centomila. Lo dico subito: l’ho trovato faticoso, a tratti noioso. Eppure, fra i due, è quello che mi torna in mente ancora oggi.
Tutto comincia da un naso storto
Si apre con una domanda banale. «Che fai?», chiede la moglie a Vitangelo Moscarda, sorpreso a indugiare davanti allo specchio. Lui risponde che niente, si guarda il naso. E lei, con la leggerezza di chi dice che fuori piove, gli fa notare che gli pende verso destra.
Da quel naso crolla tutto. Moscarda scopre che non si era mai visto come lo vedono gli altri, e che gli altri non lo vedono tutti allo stesso modo. Per la moglie è «Gengè», un marito un po’ sciocco che lei si è costruita su misura. Per il paese è il figlio del banchiere, quindi un usuraio. Per sé stesso non è più niente di preciso. Il resto del libro è il tentativo, comico e feroce insieme, di smontare una a una queste immagini, a costo di passare per pazzo.
Quasi vent’anni per l’ultimo romanzo
Sotto la trama c’è un lavoro lunghissimo. Pirandello lo cominciò almeno nel 1909, ne pubblicò dei frammenti nel 1915 con il titolo Ricostruire, e lo chiuse solo a metà degli anni Venti: uscì a puntate sulla Fiera Letteraria dal dicembre 1925 al giugno 1926, e in volume da Bemporad nel 1926. È il suo ultimo romanzo, e lui stesso lo chiamò «sintesi completa di tutto ciò che ho fatto».
Molti anni prima, in una nota autobiografica, aveva scritto che la vita gli pareva «una molto triste buffoneria», perché abbiamo bisogno di ingannarci di continuo inventandoci una realtà, una per ciascuno. Moscarda è quella frase diventata uomo.
Conosci te stesso? Ce ne sono centomila
Perché riprenderlo adesso? Perché compie cent’anni, ma soprattutto perché rovescia un motto che ci portiamo dietro da duemila anni, il «conosci te stesso» inciso a Delfi.

Moscarda ci prova sul serio, e scopre che non c’è un sé stesso unico da conoscere: ce ne sono centomila, uno per ogni persona che ci guarda, e nessuno è quello vero. È un libro che non si lascia leggere volentieri, perché parla direttamente a chi legge e non gli dà tregua. L’ultimo capitolo si intitola Non conclude. Neanche io, dopo tutti questi anni.

Il dubbio: leggere il titolo prima di guardare
Davanti a un quadro leggo sempre il titolo. Lo faccio d’istinto, prima ancora di guardare bene, e mi accorgo che da quel momento vedo quello che il titolo mi ha detto di vedere. Se c’è scritto Tramonto, cerco il sole; se c’è scritto Senza titolo, mi sento vagamente preso in giro.
Da una parte il titolo è un regalo: è l’unica parola che l’artista ci lascia, e ignorarla sarebbe come non ascoltare chi ci sta parlando. Dall’altra è una specie di guinzaglio. Molti quadri antichi, poi, il titolo non l’hanno mai avuto: gliel’hanno dato dopo un mercante, un inventario, un catalogo. Eppure lo leggiamo con la stessa fiducia.
Ogni tanto provo a coprire il cartellino con la mano e a guardare prima. Non so se vedo di più o se mi perdo qualcosa.
Il titolo apre l’opera o la chiude?
Voi come fate: leggete prima o guardate prima? Scrivetemelo nei commenti.
Se volete riprenderlo in mano (o in cuffia)
Il romanzo è gratis, e si può anche ascoltare. Liber Liber lo mette a disposizione in ePub, PDF e ODT, e dal novembre 2025 anche come audiolibro, letto da Chiara Marmo. Per chi, come me, lo trova faticoso sulla pagina, l’ascolto può essere la porta giusta.
Il 10 dicembre cadono i novant’anni dalla morte di Pirandello. Se volete arrivarci preparati, fate il mio stesso percorso: prima Il fu Mattia Pascal, poi questo. Uno scappa, l’altro resta, e insieme si capiscono meglio.
Se lo avete letto a scuola e vi è rimasto antipatico, vi capisco. Riprendetelo lo stesso: a volte i libri aspettano che siamo noi a cambiare. E la prossima volta che qualcuno vi dice «io sono fatto così», chiedetegli soltanto: fatto così per chi?
Fonti: Liber Liber, Uno, nessuno e centomila · Liber Liber, l’audiolibro · PirandelloWeb · NobelPrize.org · Massime delfiche. Immagine in apertura creata con AI da Lorenzo.
Commenti recenti