Blog Archivi - IL DUBBIO art gallery https://ildubbio.com/category/blog-arte-cultura/ Art in Progress Wed, 23 Jul 2025 14:15:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.1 https://ildubbio.com/wp-content/uploads/2021/07/logo_solo_occhi_ok.png Blog Archivi - IL DUBBIO art gallery https://ildubbio.com/category/blog-arte-cultura/ 32 32 Arte Astice Rispetto Natura https://ildubbio.com/arte-astice-rispetto-natura/ https://ildubbio.com/arte-astice-rispetto-natura/#respond Wed, 23 Jul 2025 14:15:19 +0000 https://ildubbio.com/?p=2454 Non sono vegetariano, non sono vegano. Vengo da una famiglia con solide radici contadine e io stesso ho vissuto, da bambino, quella vita semplice e diretta, in armonia con la terra e i suoi cicli. Mia madre era una donna forte e pragmatica: nutriva rispetto e cura profonda per gli animali, pur sapendo che il […]

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Non sono vegetariano, non sono vegano. Vengo da una famiglia con solide radici contadine e io stesso ho vissuto, da bambino, quella vita semplice e diretta, in armonia con la terra e i suoi cicli. Mia madre era una donna forte e pragmatica: nutriva rispetto e cura profonda per gli animali, pur sapendo che il loro destino era inevitabilmente legato alla nostra sopravvivenza.
Questo breve preambolo serve a spiegare un fatto che mi ha turbato profondamente nei giorni scorsi. Mi è stato regalato un astice vivo: un animale magnifico, dalle forme perfette, quasi scultoree, con una corazza brillante e possenti chele simili a straordinarie opere d’arte. Raramente capita di ricevere in dono una creatura simile. Mosso da una leggerezza superficiale, ho preso il cellulare e, tenendolo tra le mani, ho realizzato un breve filmato, chiedendo scherzosamente all’astice di dire “cheese” mentre agitava maestosamente le sue chele davanti alla telecamera. Il video è stato condiviso tra qualche amico per sorridere insieme di quel momento, poi, poco dopo, ho cucinato l’animale.
Quella notte, però, non riuscivo a dormire: improvvisamente mi sono reso conto di quanto fosse stato irrispettoso il mio gesto. Avevo tolto la vita a un essere straordinario e, ancor peggio, lo avevo ridicolizzato. Mi ero dimenticato completamente della lezione silenziosa e antica che avevo appreso da mia madre e dalle nostre radici contadine: ogni vita, specialmente quella sacrificata per nutrirci, merita rispetto, gratitudine e consapevolezza.
Anticamente molte tribù che vivevano della caccia e della pesca avevano dei riti speciali proprio per onorare gli animali che sacrificavano. Credevano nella sacralità della vita, riconoscevano la presenza di uno spirito in ogni essere vivente. Per loro uccidere un animale era un atto che richiedeva rispetto, gratitudine e perdono. Nulla della preda veniva sprecato, poiché sapevano che ogni elemento della natura è parte di un equilibrio prezioso e delicato.
Oggi, forse, questa sensibilità è stata oscurata dalla frenesia quotidiana, dalla superficialità, e dalla distanza sempre più marcata tra noi e la natura. Dimentichiamo troppo spesso che ogni animale è un’opera d’arte vivente, frutto di una storia evolutiva che merita ammirazione e rispetto. Il mio astice, nella sua meravigliosa perfezione, mi ha ricordato questa semplice ma profonda verità.

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Francesco Bertos e il potere della forma tra arte e AI https://ildubbio.com/francesco-bertos-arte-e-intelligenza-artificiale/ https://ildubbio.com/francesco-bertos-arte-e-intelligenza-artificiale/#respond Sat, 12 Jul 2025 09:16:29 +0000 https://ildubbio.com/?p=2448 Il brivido della forma e il sospetto dell’eresia Visitando la mostra dedicata a Francesco Bertos (1678-1741) a Vicenza, nel gennaio 2025, ho provato quella particolare vertigine che si manifesta quando l’arte supera i limiti della propria epoca. Dinanzi alle sue sculture, animate da un dinamismo tecnico e da un illusionismo scultoreo quasi superumano, ero in […]

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Il brivido della forma e il sospetto dell’eresia

Visitando la mostra dedicata a Francesco Bertos (1678-1741) a Vicenza, nel gennaio 2025, ho provato quella particolare vertigine che si manifesta quando l’arte supera i limiti della propria epoca. Dinanzi alle sue sculture, animate da un dinamismo tecnico e da un illusionismo scultoreo quasi superumano, ero in preda a meraviglia e stupore, non pensavo , non cercavo domande o risposte, ero semplicemente sopraffatto.

Bertos non scolpiva semplicemente figure. Le sue opere sembrano sospese in aria, in composizioni circolari, ardite, teatralmente sbilanciate, eppure salde. Le anatomie, i panneggi, le posture—tutto sembra respirare e muoversi. C’è paura e meraviglia davanti a questa capacità umana: quella di modellare la materia fino a farla sembrare viva, sospesa tra il miracolo e l’inganno.

Non sorprende che su Bertos si siano addensati sospetti d’eresia. In un’epoca in cui l’ordine ecclesiastico vigilava su ogni manifestazione dell’ingegno, un artista capace di creare illusioni così potenti rischiava di essere scambiato per stregone, alchimista, persino per emulo di Lucifero, l’angelo che osò competere con Dio. Le sue sculture non celebrano semplicemente la fede: la sfiorano, la mettono in scena, la piegano a un’estetica teatrale in cui il divino e l’umano si rincorrono senza più distinzione.

Ed è proprio in questo conflitto tra potere e immaginazione, tra dogma e slancio creativo, che sento un’eco con altri momenti di svolta dell’umanità.

La caduta degli angeli

Bertos, con i suoi strumenti e la sua visione, ha spinto la scultura oltre il limite. Come l’energia elettrica ha ridisegnato il mondo, come la stampa e poi i mezzi di comunicazione di massa hanno rivoluzionato il pensiero e il linguaggio, oggi ci troviamo davanti a un’altra soglia: l’intelligenza artificiale.

Anche l’AI genera stupore e timore. È sospettata di eresia contemporanea perché sfida l’idea di ciò che è “propriamente umano”. Come le figure di Bertos, l’AI è una creazione che sembra muoversi da sola, apprendere, rispondere, perfino creare. È reale o è illusione? È potere o è abisso? A seconda dello sguardo, può sembrare un miracolo moderno o un nuovo strumento di dominio.

Eppure, in ogni epoca, le grandi rivoluzioni — siano esse scolpite nel marmo o scritte in codice — hanno generato la stessa reazione: paura e meraviglia.

Oggi, guardando a Francesco Bertos, riconosciamo il coraggio di chi ha osato, con scalpello e genio, sfidare le regole visibili e invisibili del proprio tempo. È una lezione che parla ancora a noi: osare, anche quando l’ignoto spaventa, perché proprio lì, tra il sospetto e lo stupore, prende forma l’umanità che avanza.

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Arte o Decorazione? Dove Finisce lo Stile e Inizia l’Arte https://ildubbio.com/arte-o-decorazione-dove-finisce-lo-stile-e-inizia-larte/ https://ildubbio.com/arte-o-decorazione-dove-finisce-lo-stile-e-inizia-larte/#respond Tue, 08 Jul 2025 09:36:57 +0000 https://ildubbio.com/?p=2427 L'articolo Arte o Decorazione? Dove Finisce lo Stile e Inizia l’Arte proviene da IL DUBBIO art gallery.

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Viviamo in un’epoca visivamente satolla: ogni giorno siamo immersi in immagini belle, perfette, curate. Sui social, nelle gallerie, nelle fiere. Ma c’è una domanda che mi torna spesso alla mente, come un tarlo:
“Questa opera è arte… o solo decorazione?”

Non è una provocazione snob. Anzi, è un interrogativo sincero che nasce da una mia esigenza personale: quella di riconoscere, distinguere, capire dove si trovi il confine — o forse il varco — tra lo stile e l’Arte.

Lo stile, l’estetica, il linguaggio formale… sono importanti. Sono strumenti. Ma se non sono sostenuti da una necessità espressiva, da un’urgenza interiore, da una verità, rischiano di essere solo superficie: immagini piacevoli, magari tecnicamente impeccabili, ma vuote.Un mare di carta

Ricordo una mostra che visitai nel 2024 a Trieste, “Un mare di carta”: le opere erano splendide, perfettamente composte, con cromie seducenti e forme accattivanti. Ma non provai nulla. Nessun movimento interno, nessun attrito. Era tutto così “giusto” da risultare, paradossalmente, insignificante.
Tuttavia, apprezzai il gesto stilistico e mi resi conto che, pur trattandosi originariamente di pubblicità, il tempo le aveva caricate di una forza evocativa capace di rimandare a epoche passate.

Non voglio sminuire l’aspetto decorativo. Anche la decorazione ha una sua dignità e utilità. Può abbellire un luogo, creare armonia, trasmettere leggerezza. Ma l’arte, quando è davvero tale, fa qualcos’altro: entra, destabilizza, apre.

Per questo quando guardo — o creo — qualcosa, mi pongo sempre la stessa domanda:
“Questo lavoro è solo bello?”
Se è necessario, anche se imperfetto, anche se scomodo, allora vale.
Altrimenti, è solo un’illusione lucida. E alla lunga, dimenticabile.

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Quando l’Arte Ci Cambia: Il Potere dell’Atto Creativo https://ildubbio.com/arte-atto-creativo-trasformazione/ https://ildubbio.com/arte-atto-creativo-trasformazione/#respond Mon, 07 Jul 2025 16:05:37 +0000 https://ildubbio.com/?p=2419 L'articolo Quando l’Arte Ci Cambia: Il Potere dell’Atto Creativo proviene da IL DUBBIO art gallery.

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Un’esperienza personale: quando un quadro ti attraversa.

C’è un momento, nella vita di chi crea, in cui l’atto artistico smette di essere solo espressione e diventa trasformazione. Non una vetrina, non un esercizio di stile, ma una frattura profonda. Una soglia.

Mi chiedo spesso cosa rende davvero “arte” un’opera. Non basta la tecnica. Non basta nemmeno l’originalità. Quello che cerco, e riconosco, è un gesto creativo che lascia un segno dentro, che modifica la percezione, che apre spazi nuovi — non necessariamente dolorosi — anche se non immediatamente comprensibili.

In quel gesto c’è un’urgenza. Una necessità. È qualcosa che accade prima ancora di pensare all’osservatore, al pubblico, al mercato. È un movimento interiore, spesso fragile, che però ha la forza di cambiare chi lo compie. Ed è da lì, secondo me, che nasce l’arte autentica: non tanto da ciò che mostra, ma da ciò che smuove.

Non parlo solo di grandi capolavori. A volte basta una linea, una parola, un gesto. Ho visto opere umili e silenziose avere un impatto più profondo di mille immagini spettacolari. E non perché “belle”, ma perché sincere.

Un giorno di alcuni anni fa, mi trovavo a Villa Pisani, nella Riviera del Brenta. C’era una mostra di pittori veneti dell’Ottocento. Mi colpì un quadro che ritraeva due donne all’imbrunire, mentre rientravano verso la loro fattoria con una mucca e un carretto al traino. Una scena di vita quotidiana per l’epoca. Eppure io ne rimasi ipnotizzato, non riuscivo a staccarmi da quel dipinto. Provai tutte le sensazioni della fatica, del sudore dopo una giornata nei campi. Sentivo l’odore della campagna e l’umidità dell’imbrunire.

Mi chiesi perché io avessi provato quella emozione e le persone che mi accompagnavano no. La risposta che mi diedi fu semplice: io avevo vissuto quella situazione. Condividevo un’esperienza con l’autore del dipinto, e lui era stato così bravo da riuscire a metterla su tela.

Mi piace pensare all’arte come un’esplorazione: ci si addentra in territori sconosciuti, si rischia di perdersi, si torna forse diversi. E se questo accade davvero — se l’arte ha toccato qualcosa di vivo — allora ha compiuto il suo scopo.

La domanda che pongo a me stesso, ogni volta che creo qualcosa, è questa:
“Quello che sto facendo mi sta cambiando?”

Se la risposta è no, mi fermo.
Se è sì — molto raramente — allora forse sto facendo qualcosa che vale davvero.

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Mostra di Luglio 2025 https://ildubbio.com/mostra-scianna-ottaviani-chioggia/ https://ildubbio.com/mostra-scianna-ottaviani-chioggia/#respond Fri, 04 Jul 2025 08:43:10 +0000 https://ildubbio.com/?p=2410 L'articolo Mostra di Luglio 2025 proviene da IL DUBBIO art gallery.

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Due artisti, due visioni, un solo spazio

La mostra di Francesco Scianna e Giuliano Ottaviani alla galleria IL DUBBIO di Chioggia

Nel cuore di Chioggia, a pochi passi dalla Chiesa di San Martino, la galleria IL DUBBIO ospita una mostra che mette in dialogo due artisti apparentemente lontani per stile e linguaggio, ma uniti da una comune urgenza espressiva: Francesco Scianna e Giuliano Ottaviani.

Velocità e materia: il dialogo tra opposti

Da un lato, Francesco Scianna, pittore contemporaneo il cui immaginario affonda le radici nella visione futurista. La velocità, la tecnologia, le automobili e il movimento sono i suoi principali motori ispiratori. Nelle sue opere si percepisce l’eco di Boccioni e della poetica del dinamismo: tutto è energia in corsa, tutto è spinta in avanti. Il segno pittorico è veloce, tagliente, carico di tensione cinetica. I suoi lavori restituiscono il battito accelerato del presente, l’adrenalina della modernità.

Dall’altro, Giuliano Ottaviani, scultore che lavora con bronzo, pietra e legno, portando avanti una riflessione sulla forma, sul tempo e sulla memoria. Le sue opere hanno il passo lento della contemplazione. Sono simboli scolpiti, figure cariche di spiritualità, capaci di evocare l’eterno nel frammento. In lui si coglie una dimensione quasi sacra del fare artistico: l’artista come mediatore tra materia e significato, tra natura e uomo.

Una complementarietà fertile

La mostra costruisce un percorso visivo fatto di contrasti e risonanze. Scianna, con il suo universo futurista, proietta lo sguardo in avanti, verso ciò che verrà. Ottaviani, con le sue forme solide e radicate, richiama il passato e i valori eterni. Uno dipinge il motore che urla, l’altro scolpisce il silenzio che resta.

Eppure, nella differenza, emerge una complementarietà sorprendente: entrambi cercano l’essenza, entrambi usano il linguaggio dell’arte per raccontare ciò che non si può dire. La tensione verso il simbolico è comune, anche se declinata in forme opposte.

Il risultato è una mostra viva, dinamica, che alterna slanci e pause, materia e visione. Un viaggio tra le pulsazioni del presente e le radici profonde dell’identità umana.

Un invito a rallentare (o accelerare lo sguardo)

Chi entra nella galleria IL DUBBIO non trova una semplice esposizione di opere, ma viene coinvolto in un dialogo tra forze contrapposte, tra lo slancio e la resistenza, tra la corsa e la meditazione. In un’epoca in cui si corre senza sapere dove, questa mostra invita a riflettere sulla direzione del nostro sguardo e sul significato del nostro tempo.


IL DUBBIO ART GALLERY
Via Roma 1470, Chioggia (VE) – vicino alla Chiesa di San Martino

 Aperta per tutto il mese di luglio
 Orari di visita:
Mattino: 11:00 – 12:00
Sera: 20:00 – 22:00


Arte come dubbio, incontro, trasformazione. Ti aspettiamo.

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Quando l’arte ci sfiora senza chiedere il permesso – Il Dubbio https://ildubbio.com/arte-nella-vita-quotidiana/ https://ildubbio.com/arte-nella-vita-quotidiana/#respond Wed, 25 Jun 2025 15:40:16 +0000 https://ildubbio.com/?p=2369 L’arte ci attraversa ogni giorno nei dettagli più inaspettati: una panchina, una vetrina, una melodia. Non serve capirla per sentirla. Basta lasciarsi sfiorare.

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Molti pensano che l’arte abiti solo nei musei, nei cataloghi, nei discorsi complicati. Ma l’arte è molto più vicina di quanto immaginiamo. È nelle strade, nei dettagli, nei frammenti che passano sotto gli occhi anche di chi non la sta cercando.

Una panchina decorata a mosaico. Una vecchia porta scrostata con un colore che resiste. Un manifesto pubblicitario in cui le forme, per un attimo, sembrano dire qualcosa di più. Lì, in quel momento, l’arte ci sfiora. Non chiede attenzione, non pretende spiegazioni. Passa. Ma lascia una traccia.

Il bello è che non serve riconoscerla per sentirne l’effetto. Come una musica che arriva da una finestra aperta e ci ferma un attimo mentre camminiamo. Come un tramonto visto da un semaforo rosso. È in quell’istante che qualcosa si muove.

L’estetica non è un lusso. È una presenza silenziosa che cambia la qualità delle cose. Anche di quelle più comuni.

L’altro giorno una signora si è fermata davanti ad una vetrina. Non è entrata. Ha sorriso e ha detto a chi era con lei: “Quella cosa lì, non so perché, mi ha fatto bene.” Era una scultura. Era arte. Era vita.

Forse non sappiamo dare un nome a tutto ciò che ci tocca. Ma il nostro corpo, la nostra memoria, il nostro sentire riconoscono l’arte anche quando la mente non ha le parole.

Ed è proprio questo il suo potere più discreto. Passarci accanto senza farsi notare. Ma cambiando, dentro, qualcosa.

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L’arte non è solo per chi la capisce – Il Dubbio https://ildubbio.com/larte-non-e-solo-per-chi-la-capisce/ https://ildubbio.com/larte-non-e-solo-per-chi-la-capisce/#comments Wed, 25 Jun 2025 09:32:31 +0000 https://ildubbio.com/?p=2364 C’è una convinzione diffusa, quasi un pregiudizio, che l’arte sia roba da intenditori. Che per varcare la soglia di una galleria serva un linguaggio, un codice, una formazione. Ma l’arte, quella vera, nasce per essere vissuta, non spiegata. E troppo spesso dimentichiamo che anche chi non sa “leggerla” può sentirla. Ogni giorno, persone comuni incrociano […]

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C’è una convinzione diffusa, quasi un pregiudizio, che l’arte sia roba da intenditori. Che per varcare la soglia di una galleria serva un linguaggio, un codice, una formazione. Ma l’arte, quella vera, nasce per essere vissuta, non spiegata. E troppo spesso dimentichiamo che anche chi non sa “leggerla” può sentirla.

Ogni giorno, persone comuni incrociano immagini, forme, suoni che muovono qualcosa dentro. Spesso non si fermano a pensarci, non sanno nemmeno darle un nome. Ma sentono. Una vetrina illuminata in modo strano, un graffito dietro un cantiere, una musica in un ascensore: piccoli shock estetici che parlano una lingua emotiva, che non ha bisogno di glossari.

In una delle mini mostre de Il Dubbio, un uomo sulla cinquantina si avvicinò a una scultura . Restò un po’ in silenzio . Quando si voltò, disse solo: “Mi ha fatto ricordare un sogno, uno che avevo da bambino. Non so perché.” E se n’è andato. Nessuna analisi. Nessuna spiegazione. Ma qualcosa era accaduto.

Questo è il punto: forse l’arte non richiede interpretazione, ma presenza. Non serve capirla. Basta sentirla.

Quando rimuoviamo il filtro dell’aspettativa, scopriamo che l’arte è ovunque. Ed è per chiunque. L’errore non è non comprendere un’opera. L’errore è pensare che non ci riguarda.

In fondo, ci sono quadri che piangono con chi non ha le parole.

Ci sono sculture che parlano più chiaramente a chi non è abituato a chiedere.

L’arte, a volte, trova chi non la cerca. Ma sempre riconosce chi ha bisogno di lei.

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Thomas Schütte: la fragilità umana sotto una lente monumentale https://ildubbio.com/thomas-schutte-arte-fragile-venezia/ https://ildubbio.com/thomas-schutte-arte-fragile-venezia/#respond Mon, 23 Jun 2025 08:02:45 +0000 https://ildubbio.com/?p=2358 Alla Punta della Dogana, nella luce mutevole della laguna, prende forma la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Thomas Schütte, uno degli artisti più radicali e sensibili della nostra epoca. La mostra, intitolata “Genealogies”, ci immerge in un universo dove scultura, disegno e architettura dialogano senza mai cedere all’ovvio. Con materiali che vanno dalla cera […]

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Alla Punta della Dogana, nella luce mutevole della laguna, prende forma la prima grande retrospettiva italiana dedicata a Thomas Schütte, uno degli artisti più radicali e sensibili della nostra epoca.

La mostra, intitolata “Genealogies”, ci immerge in un universo dove scultura, disegno e architettura dialogano senza mai cedere all’ovvio. Con materiali che vanno dalla cera al bronzo, dal vetro alla ceramica, Schütte ci parla dell’umano non come eroe, ma come creatura instabile, confusa, comica e tragica insieme.

Le sue figure — uomini impantanati, facce deformate, spiriti, zombie, regine mitiche e padri sconfitti — mettono in scena una teatralità esistenziale che scuote. I suoi soggetti, spesso monumentali, non celebrano il potere: lo smascherano. “Vater Staat”, simbolo dello Stato impotente, e “Mutter Erde”, madre misteriosa e silenziosa, sono emblematici di una poetica che si interroga su autorità e identità con dolcezza e ironia.

Tra giochi linguistici, maschere, modelli architettonici e acquerelli intimi, Schütte costruisce un diario dell’anima collettiva, fatto di ferite e sogni, perdita e memoria.

Con le sue opere, Schütte non cerca mai la perfezione estetica. Cerca qualcosa di più raro: la verità emotiva.
E la trova, sempre, nell’imperfezione dell’essere umano.Madre Terra

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Vedi ciò che guardi? https://ildubbio.com/vedi-cio-che-guardi/ Sat, 18 Sep 2021 14:35:59 +0000 https://ildubbio.com/?p=977 Vedi ciò che guardi? Non vuole essere una provocazione e nemmeno una esortazione ma solo una riflessione su ciò che ci circonda. Spesso presi dai nostri impegni e dalle necessità mettiamo il pilota automatico e attraversiamo i giorni senza in realtà vedere ciò che guardiamo, questo comporta il perdere una infinità di sfumature che invece […]

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Vedi ciò che guardi? Non vuole essere una provocazione e nemmeno una esortazione ma solo una riflessione su ciò che ci circonda. Spesso presi dai nostri impegni e dalle necessità mettiamo il pilota automatico e attraversiamo i giorni senza in realtà vedere ciò che guardiamo, questo comporta il perdere una infinità di sfumature che invece la vita potrebbe e può offrirci.

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Ma l’ arte serve a qualcosa? https://ildubbio.com/ma-l-arte-serve-a-qualcosa/ Sat, 18 Sep 2021 14:08:24 +0000 https://ildubbio.com/?p=974 L’Arte oggi per essere classificata tale deve andare contro le convenzioni che regolano il nostro vivere comune, deve scandalizzare e deve avere l’ effetto “ Hooooooo “ ? Io dico di no ! Almeno non solo, e vero che per progredire a volte bisogna rompere gli schemi ma è altrettanto vero che il percorso creativo è anche nel cercare di migliorare ciò che già è nel nostro quotidiano.

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L’Arte oggi per essere classificata tale deve andare contro le convenzioni che regolano il nostro vivere comune, deve scandalizzare e deve avere l’ effetto “ Hooooooo “ ? Io dico di no ! Almeno non solo, e vero che per progredire a volte bisogna rompere gli schemi ma è altrettanto vero che il percorso creativo è anche nel cercare di migliorare ciò che già è nel nostro quotidiano.
Il mondo dell’ arte ( anche quella a volte incomprensibile) io lo paragono alle gare di Formula 1 in cui mezzi tecnicamente all’ avanguardia si sfidano e tutte le innovazioni tecnologiche adottate hanno spesso una ricaduta nel quotidiano. Cosi anche l’ arte sperimentale e all’ avanguardia è una fucina di creatività che spesso ha ricadute nella vita di tutti i giorni influenzando moda, design, gusto…
” Foto di Gianluca Sambo per IL DUBBIO “

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